domenica 5 dicembre 2021

La donna con la labbra più grandi al mondo: 26 botox per diventare una bambola Bratz. Ecco chi è

A soli 24 anni, Andrea Ivanova ha un sogno: diventare una vera e propria bambola Bratz, con tratti caricaturali e labbra enormi. Originaria di Sofia, Bulgaria, Andrea si è sottoposta a diversi interventi chirurgici per modellare il suo viso e raggiungere il suo obiettivo. Ora, infatti detiene un record: è la ragazza con le labbra più grandi al mondo.

A soli 24 anni, Andrea Ivanova ha un sogno: diventare una vera e propria bambola Bratz, con tratti caricaturali e labbra enormi. Originaria di Sofia, Bulgaria, Andrea si è sottoposta a diversi interventi chirurgici per modellare il suo viso e raggiungere il suo obiettivo. Ora, infatti detiene un record: è la ragazza con le labbra più grandi al mondo.


 



Secondo quanto riporta il Daily Mail, ha confessato di essere in procinto di sottoporsi alla 27esima iniezione di botox nelle labbra, prima di Natale. Ma non solo. Per modificare la forma del suo viso e farsi ritoccare gli zigomi, la 24enne si è sottoposta a numerose altre operazioni. Ma di questo è felice: «Molti uomini da tutto il mondo mi scrivono sui social per offrirmi denaro e viaggi, al fine di incontrarli». 

Nonostante i continui (e costosi) ritocchi alle labbra, Andrea non è preoccupata per i rischi a cui va incontro in futuro: «Le mie labbra mi piacciono molto, mi sento molto meglio da quando ho deciso di ritoccarle. Presto mi sottoporrò ad altri».

lunedì 23 marzo 2020

Avigan, speranze dal farmaco giapponese contro il coronavirus. L'Aifa frena: «Nessuna evidenza scientifica»



«Ad oggi non esistono studi clinici pubblicati relativi all'efficacia e alla sicurezza del farmaco» favipiravir (nome commerciale Avigan*) «nel trattamento della malattia da Covid-19». Lo precisa l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in merito alle informazioni circolate sull'utilizzo del prodotto contro l'infezione da nuovo coronavirus.

«Favipiravir - spiega l'Aifa - è un antivirale autorizzato in Giappone dal marzo 2014 per il trattamento di forme di influenza causate da virus influenzali nuovi o riemergenti e il suo utilizzo è limitato ai casi in cui gli altri antivirali sono inefficaci. Il medicinale non è autorizzato né in Europa, né negli Usa». Relativamente all'impiego anti-Covid, «sono unicamente noti dati preliminari, disponibili attualmente solo come versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti a revisione di esperti), di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con Covid-19 non grave con non più di 7 giorni di insorgenza, in cui il medicinale favipiravir è stato confrontato all'antivirale lopinavir/ritonavir (anch'esso non autorizzato per il trattamento della malattia Covid-19), in aggiunta, in entrambi i casi, a interferone alfa-1b per via aersol».


 

«Sebbene i dati disponibili sembrino suggerire una potenziale attività di favipiravir, in particolare per quanto riguarda la velocità di scomparsa del virus dal sangue e su alcuni aspetti radiologici - evidenzia l'ente regolatorio nazionale - mancano dati sulla reale efficacia nell'uso clinico e sulla evoluzione della malattia. Gli stessi autori riportano come limitazioni dello studio che la relazione tra titolo virale e prognosi clinica non è stata ben chiarita e che, non trattandosi di uno studio clinico controllato, ci potrebbero essere inevitabili distorsioni di selezione nel reclutamento dei pazienti».

«La Commissione tecnico-scientifica dell'Aifa, riunita in seduta permanente - evidenzia l'agenzia in una nota - rivaluta quotidianamente tutte le evidenze che si rendono disponibili al fine di poter intraprendere ogni azione (inclusa l'autorizzazione rapida alla conduzione di studi clinici) per poter assicurare tempestivamente le migliori opzioni terapeutiche per il Covid-19 sulla base di solidi dati scientifici». In particolare, «nella seduta di domani, lunedì 23 marzo, la Commissione si esprimerà in modo più approfondito rispetto alle evidenze disponibili per il medicinale favipiravir».